Sin dal 1981, la Stumpjumper rappresenta la principale Trail bike offerta da Specialized. Durante questo periodo il brand californiano ha costantemente sviluppato tecnologie all’avanguardia per implementare questo modello, come lo SWAT, il portaoggetti situato nel tubo obliquo. La scorsa versione della Stumpjumper però non fu molto all’avanguardia in termini di geometrie. Quando venne presentata, altri brand minori come Transition o Evil stavano portando avanti il concetto delle geometrie lunghe/basse/distese introducendo delle Trail bike aggressive con poca escursione e ruote da 29 pollici. Tempo un paio di anni e Specialized ha mollato il suo approccio “sicuro” e conservativo seguendo la direzione delle geometrie aggressive.

Per il 2019 la Stumpjumper copre una larga porzione della gamma, soppiantando la Camber con una versione Short Travel, quella che abbiamo testato. Dopotutto, la categoria Trail è piuttosto vaga e ampia di questi tempi, quindi perché non coprirla interamente con una sola bici? Specialized offre sia la versione 27.5″ che la versione 29″.

• Stumpjumper Short Travel

– 29″ – Escursione 130mm anteriore e 120mm posteriore
– 27.5″ – Escursione 130mm anteriore e 130mm posteriore

• Stumpjumper 

– 29″ – Escursione 150mm anteriore e 140mm posteriore
– 27.5″ – Escursione 150mm anteriore e 150mm posteriore

• Stumpjumper Evo

– 29″ – Escursione 150mm anteriore e 140mm posteriore
– 27.5″ – Escursione 150mm anteriore e 150mm posteriore

Conoscendo il fatto che sono un patito delle bici da 29 con escursione corta, il nostro contatto in Specialized ha voluto specificamente che provassi la versione Short Travel 29, quindi mi ha fornito un modello S-Works circa una settimana fa per spremerlo in un test. Oltre 7.000 metri di dislivello tra Santa Cruz e Aptos non si possono considerare un test di durata ma mi hanno permesso di farmi una buona idea di cosa sia questa bici.

Geometrie

La mia opinione è che la principale novità sia rappresentata dalle nuove geometrie. La nuova Stumpjumper è più lunga di 24mm in taglia M e utilizza uno stem da 50mm invece di quello da 60mm del modello precedente. Il manubrio ora è di ben 790mm. Tutte le versioni sono dotate di un flip chip che permette di regolare di +/- 6mm l’altezza del movimento centrale e di +/- mezzo grado l’angolo di sterzo e del tubo sella. Rispettando la tradizione della Stumpjumper, Specialized ha conservato un carro piuttosto corto, di 437mm.

La tabella delle geometrie di Specialized qui riportata è parzialmente inesatta dato che mostra l’altezza del movimento centrale misurata con copertoni 27.5×2.6″, ma in ogni caso il dato resta piuttosto basso anche con ruote da 29″. Il valore dichiarato per l’angolo di sterzo è di 67.5° mentre in posizione LOW abbiamo misurato a 68°.

Dettagli

  • Formato ruota 29 pollici (compatibile 27.5 Plus)
  • Ospita copertoni fino a 3″
  • Peso circa 12,25kg
  • Taglie disponibili: S, M, L (in test) e XL
  • Mozzi Boost
  • Ammortizzatore metrico
  • Escursione 130mm anteriore e 120mm posteriore
  • Geometrie regolabili +/- 6mm altezza BB e +/- 0.5° angolo sterzo e angolo sella
  • Telaio e carro in carbonio FACT

Nonostante la maggior parte degli elogi sia indirizzata alle geometrie, va menzionato che Specialized non ha perso la sua attenzione per i dettagli, introducendo nuovi particolari interessanti. Ora ve li illustreremo ma prima… Alleluja! Non ci sono più standard proprietari sulla nuova Stumpjumper. Anche per quanto riguarda gli ammortizzatori, utilizzano il sistema metrico e misure standard per i perni di ancoraggio. Alla luce di questo, poco importa se Specialized ha scelto di adottare un tune specifico non solo per gli ammortizzatori, ma anche per le forcelle.

Gran parte del nuovo design ruota intorno al telaio asimmetrico che, in modo simile al Demo, ha un braccio di collegamento da un solo lato. Non si può distinguere se faccia differenza o meno durante la guida ma rende molto comoda l’operazione di rimuovere l’ammortizzatore o di modificare le geometrie.

Una manciata di peculiarità di Specialized. Finalmente un reggisella a lunga escursione con ben 160mm a disposizione. 34.9mm di diametro e testa con il classico sistema a due viti. Specialized ha anche rallentato l’estensione, quindi niente più pacche indesiderate. Il sistema di stivaggio SWAT guadagna il 20% di spazio in più grazie a un tubo obliquo più grande (quindi anche più rigido) e il sistema di chiusura diventa più pratico.

Come detto in precedenza, Specialized ha messo a punto un tune specifico anche per le forcelle che equipaggiano le loro bici. La forcella FOX 34 Boost con 130mm di escursione è dotata delle 3 posizioni Open, Medium e Firm e della regolazione della compressione alle basse velocità per la modalità Open, oltre ovviamente al ritorno. L’ammortizzatore FOX Float DPS Factory da 190mm di interasse per 42,5mm di corsa ha anch’esso un tune specifico “Rx Trail Tune” con un manicotto EVOL ad alto volume e le 3 posizioni Open, Medium e Firm, di cui la posizione Open regolabile su un range di 3 click in compressione.

In pratica il chip per modificare le geometrie è un eccentrico che non necessita di ammortizzatori o altre parti dedicate. Ci vogliono solo due chiavi a brugola da 5mm e un paio di minuti per cambiare posizione. Nonostante abbia utilizzato la bici esclusivamente in posizione Low, la possibilità di sfruttare geometrie più alte e meno distese, più conservative, rende la Stumpjumper più interessante oltre alla sola vocazione di Trail bike aggressiva.

Altri aggiornamenti nella immagine qui sopra. Nella prima foto potete vedere il guidacatena aperto che lascia libera la catena. In questa nuova versione è possibile farlo solo con le mani, senza bisogno di attrezzi. Nella foto in basso, si fa fatica a vederlo ma si può notare una protezione in gomma che separa il tubo sella dal carro. Nell’altra foto vi mostriamo lo spazio per il copertone che Specialized dichiara arrivare a 3 pollici. Il Butcher da 2.6″ che vedete misura per la precisione 61mm e ha ancora un sacco di spazio ma possiamo presupporre che questo risulterebbe nettamente ridotto con un copertone da 29×3″.

I freni SRAM Guide RSC gestiscono bene la velocità. Ho avuto in prova diverse bici montate con questi freni e non ho mai avuto un problema, al contrario di tanti altri. Nonostante sia una bici con poca escursione, Specialized l’ha allestita con dischi da 200mm all’anteriore e 180mm al posteriore. Volendo risparmiare peso si può optare per una combinazione di 180/160mm ma in fondo per una bici da 29 destinata a un uso aggressivo, Specialized ha fatto una buona scelta. Il manubrio è dichiarato da 780mm ma arriva a 790mm. Si può eventualmente accorciare dato che ha i riferimenti per essere tagliato. Lo stem di Syntace è lungo 50mm.

Le ruote Roval Traverse Fattie SL sono precise ma non troppo rigide, molto leggere con i loro 1.570 grammi e aiutano molto nei rilanci. Il profilo hookless da 30mm di larghezza interna si interfaccia perfettamente con i copertoni di medie e grandi sezioni, favorendo trazione e grip e prevenendo la torsione del copertone quando sollecitato. La ruota libera é una DT Swiss Star Ratchet a 54 punti di ingaggio. La bici in test è arrivata con copertoni Butcher da 29×2.6″ invece dei Butcher e Purgatory entrambi 29×2.3″ previsti di serie.

Per la versione top di gamma, Specialized ha scelto una trasmissione Eagle XX1. Apprezzabile la scelta di adottare pedivelle da 170mm che, abbinate al movimento centrale basso, riducono il rischio di colpire i pedali a terra. La scelta per la corona è ricaduta su una 30 denti ma i rider più allenati vorranno optare per una 32 denti. Guardando bene, noterete una forma interessante sulla protezione del carro: si tratta di 4 sezioni rialzate che contrastano gli urti della catena meglio di una superficie liscia. Sono questi i piccoli dettagli che appassionano i fan del marchio Specialized.

In azione

Con un’altezza di 182cm, la taglia Large mi calza a pennello. Il modello precedente mi lasciava a metà tra la taglia L e la XL. Per la regolazione della bici ho incontrato ZERO difficoltà. Soddisfatto dell’altezza e larghezza del manubrio così come della lunghezza dello stem, ho regolato il sag al 22% all’anteriore e al 30% al posteriore e sono uscito. Va detto che ho trovato anomalo che non abbia dovuto modificare nulla per trovare la posizione di guida più confortevole.

Come ogni buon giro, si inizia con una salita. Una delle prime cose che ho notato è stata la sella che si è rivelata molto confortevole sui lunghi tragitti. La forma e il profilo erano adatti a me. Avendo le gambe lunghe ho apprezzato particolarmente il telescopico da 160mm di escursione. A livello di posizione di guida, la Stumpy offre una distribuzione del peso perfetta, grazie in parte all’angolo sella piuttosto verticale che permette di tenere facilmente il peso sull’avantreno. Per quanto riguarda il cinematismo, la bici risulta piuttosto neutrale sotto l’influsso della pedalata. Ho spesso utilizzato la posizione Medium dell’ammortizzatore nel tecnico mentre ho optato per il blocco completo sulle salite scorrevoli. Le ruote sono leggere e sprintose ma i copertoni che ho utilizzato per il test, più larghi di quelli di serie e con carcassa più pesante, aggiungevano un po’ di resistenza al rotolamento. Presumibilmente i copertoni di serie sono più scorrevoli ma va anche considerato che su di una Trail bike aggressiva, la resistenza a tagli e forature è essenziale.

In quesi single track che alternano tratti flow a tratti tecnici, il carattere della Stumpjumper esce completamente fuori. È sinceramente la bici più precisa che abbia mai usato e la cosa impressionante è che lo è a qualsiasi velocità. Alcune bici eccellono a velocità basse ma diventano nervose a velocità alta o viceversa… ma non è il caso della Stumpjumper che è molto ben bilanciata. La FOX 34 è sufficientemente rigida e ben regolabile. Ho subìto solo pochi fondocorsa ma presumo che di serie ci sia solo uno spacer al suo interno. Ne avrei aggiunto volentieri un altro per aumentare la resistenza al fondocorsa. In ogni caso, si tratta di una costosa bici top di gamma, quindi non sorprende il fatto che la componentistica abbia superato brillantemente ogni prova.

Data la sensazione di agilità e reattività sui terreni di media difficoltà, temevo che non sarebbe stata altrettanto valida nel ripido. Mi sbagliavo. Dopo un po’ di giri per prendere confidenza sui soliti trail, ho deciso di provarla su un percorso molto ripido che normalmente affronto con le bici a lunga escursione. Mi ha sorpreso immediatamente come la bici scodasse in pieno controllo, con precisione chirurgica.

Una cosa che ho sempre criticato in passato a Specialized era il rapporto di leva troppo elevato. Questo è stato migliorato sul nuovo modello di Stumpjumper e si sente alla guida. Questa bici è più predisposta ad assorbire gli urti in rapida successione, anche urti di media entità, senza scomporsi o sbattacchiare. A proposito di sbattacchiare… questa è una delle bici più silenziose che abbia mai provato. È difficile capire esattamente perché ma probabilmente è merito della particolare forma della protezione del carro. Inoltre il nuovo sistema di guida per il passaggio interno dei cavi riduce ulteriormente i rumori. C’è spazio per una borraccia da 800ml ma se per caso voleste passare a un ammortizzatore con serbatoio separato, dovreste rinunciare a un po’ di capienza della borraccia. La versione 2.0 dello SWAT con il suo 20% di spazio in più elimina la necessità di uno zaino e il tubo obliquo più largo non è solo responsabile del maggiore spazio di stiva ma anche della migliorata rigidezza e maneggevolezza della Stumpjumper.

Conclusioni

Si tratta di una bici molto costosa e dotata di componentistica impeccabile. Dipende da voi interpretare quanto ho scritto in merito alle doti di maneggevolezza della bici e trovare l’allestimento adatto al vostro budget. Speriamo di poter provare prossimamente anche una versione entry level della Stumpjumper EVO in alluminio, così da poter confrontare la bici all’interno della sua stessa gamma.

Detto questo, il punto è che non ho mai provato una bici che fosse così bilanciata ed eccellente in così tante situazioni di riding. La poca escursione non è affatto un limite ma se girate principalmente su percorsi molto tosti, potete optare per la versione standard della Stumpy, con più escursione, ma non fate l’errore di sottovalutare la versione Short Travel perché è in grado di salvarvi anche quando fate il passo più lungo della gamba. Una precisazione interessante è che si può settare la bici a proprio piacimento modificando le geometrie oppure cambiando il supporto dell’ammortizzatore e l’air shaft della forcella per aumentare o diminuire l’escursione. In definitiva, la nuova gamma Stumpjumper copre molto bene tutto il range della categoria Trail.